Che gioia infinita essere un genio incontrastato delle scene! Che sublime piacere guardare dall’alto i collaboratori pronti a bere ogni parola del capo come se fosse Vangelo! Chi oserebbe contrastare questo equilibrio perfetto? “Il Maestro e gli altri”, che la Compagnia del Giullare, diretta da Andrea Carraro, allestirà fino 17 marzo alla Sala Assoli a Napoli, è il divertito adattamento dell’omonima opera di Luigi Lunari. Gaetano Fasanaro offre una prova pressoché perfetta nel suo ruolo del Maestro (la sua “vestizione” sulle note della danza delle ore è uno dei momenti preziosi dello spettacolo), di cui tratteggia con sagacia manie, eccessi e falsa benevolenza. Ogni azione di questa “divinità” è comicamente sottolineata: siede su di una pedana da cui possa sovrastare tutto, i suoi spostamenti sono illustrati con tanto di cartina geografica e se si reca dal barbiere il lenzuolo che lo avvolge ricopre l’intero palco, proprio come il suo ego. Tra gli addetti ai lavori che osano creare una propria filodrammatica (dove spiccano Amalia Imparato in accorto equilibrio tra servilismo e affermazione della propria personalità e un Andrea Bloise difensore a oltranza dell’immediatezza dell’interpretazione) il manifesto programmatico non lascia dubbi: occorre un teatro “che non rompa i coglioni” agli spettatori. Ed ecco la sorpresa: la versione musical del cavallo di battaglia del Sommo, “L’anima buona di Sezuan” di Brecht, con tanto di “We are the world” a fare da colonna sonora e coreografie volutamente improbabili, non solo ottiene un clamoroso successo, ma è salutata come innovazione del Maestro. In quel regno degli opposti che è il palcoscenico, vittoria e tonfo coincidono in chi vanta la sua presunta superiorità. Come mostrano i frequenti a-parte in cui i personaggi nominati appaiono in pose statuarie, il teatro, naif o colto che sia, è artificio a ogni passo. È sincero proprio perché mente e le categorie sono solo vuote etichette da applicare a ciò che deride la finta cultura del pubblico e dei protagonisti. Se dunque alto e basso finiscono con il coincidere, non resta che assecondare il continuo sovvertimento delle regole. Vanni Avallone, Marco Oliviero, Nicola Alagia, Mimma Virtuoso, Alfredo Micoloni, Rocco Giannattasio, Antonia Avallone, Matteo Amaturo completano il cast.
sabato 16 marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
La moderna ”Antigone”di Gaia Aprea
Le figure emergono dal buio a raccontare una storia antica quanto il mondo: il conflitto tra il singolo e la collettività, tra le ragioni dell’anima e quelle di un consesso sociale che ha sempre preferito trincerarsi in se stesso, piuttosto che comprendere ciò che esula dalla norma. Luca De Fusco dirige Gaia Aprea nell’”Antigone” tratta dall’omonima opera di Valeria Parrella dal 14 al 17 marzo al Teatro Verdi di Salerno. Ciò che in Sofocle opponeva la pietà a una legge cieca diviene qui scontro sull’eutanasia, sul diritto della carne di percepirsi inizio e approdo di ogni autocoscienza.
domenica 10 marzo 2013
“Sciarada”, atto d’amore per Feydeau
Gli amanti del teatro non possono non apprezzare Georges Feydeau. I suoi copioni rivelano una cura del particolare che ha del maniacale e su tutto aleggia il bisogno di rivelare incongruenze, ridere di difetti, mettere a nudo presunte superiorità. Antonio Grimaldi e Loredana Mutalipassi propongono al Teatro Nuovo di Salerno oggi alle 18.30, sabato 16 marzo alle 21 e domenica 17 marzo alle 18.30 “Sciarada”, una vera e propria operetta tratta dal grande commediografo francese. Sullo sfondo di un quadro di Lautrec pronto a prendere vita, danza, musica e azione scenica si fondono con energia.
sabato 9 marzo 2013
“Il Maestro e gli altri” al Giullare di Salerno
Guai a dimenticare chi regge lo scettro del palcoscenico. Tutti i registi si sono sentiti almeno una volta il sale della terra: figurarsi lo scompiglio se il Regista per antonomasia si scontra con collaboratori intenzionati (sacrilegio!) a creare una propria filodrammatica. La compagnia del Giullare di Salerno, diretta da Andrea Carraro, allestisce stasera alle 21 e domani alle 19 “Il Maestro e gli altri”, tratto dalla frizzante opera di Luigi Lunari. Dietro il re della scena appare chiaramente Strehler e lo scontro tra dispotismo e versatilità diventa occasione di gustoso divertimento.
venerdì 8 marzo 2013
Arturo Cirillo dirige “Ferdinando”
Non c’è mondo tanto impenetrabile da non subire l’irruzione del desiderio. L’egoismo è sempre sedotto dalla (falsa) innocenza. L’avvelenato terzetto all’interno di una villa napoletana cadente nel 1870 (una baronessa malata di rancore verso la nascente Italia, la cugina che le fa da schiava e un prete devoto al denaro e alla carne) è sconvolto da un giovane bellissimo. Il capolavoro di Annibale Ruccello, “Ferdinando”, sarà portato in scena dal 14 al 17 marzo al Teatro Ghirelli a Salerno da Arturo Cirillo. Al suo fianco, Sabrina Scuccimarra. Monica Piseddu e Nino Bruno.
mercoledì 6 marzo 2013
“Sogno e son desto”, il ritorno di Ranieri
Raffaele Viviani, Charles Aznavour, Giorgio Gaber, senza dimenticare un omaggio a Domenico Modugno. Sono solo alcuni degli artisti con cui si misurerà Massimo Ranieri in “Sogno e son desto”, lo spettacolo scritto con Gualtiero Peirce che si terrà il 15 marzo alle 21 al Palasele di Eboli. Nella collaudata formula che unisce il canto all’interpretazione, il protagonista intreccerà ricordi del proprio percorso alle composizioni più amate di Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè e Violeta Parra, in un atto d’amore incondizionato per la musica di ogni tempo.
venerdì 1 marzo 2013
Oriana secondo Monica
Il sipario si apre su di un operaio che si allontana. Nel vuoto perfetto della casa, teli rivestono come sudari due librerie, una scrivania, delle sedie. Un materasso arrotolato racconta una partenza definitiva. La plastica racchiude l'intero scenario, ma una donna si fa largo sullo sfondo, come una straniera tra ciò che le era fino a poco prima familiare. Mi chiedete di parlare, scritto, diretto e interpretato da Monica Guerritore, è essenzialmente questo: la persistenza della memoria dinanzi al tempo che fa a pezzi tutto e il diritto di appartenere solo a se stessi.
Nel rintracciare il volto di Oriana oltre “la Fallaci”, nome abbagliante che nasconde dolore, fragilità, inquietudine, la Guerritore segue la linea della compassione, nel significato originario di percepire sperimentare patire il vissuto di una donna che, in quanto tale, ha dovuto “combattere di più, vedere di più, sentire di più”. Nel rispondere a una voce fuori campo (Emilia Costantini), il ritratto emerge da aneddoti, ricordi, brani di libri come Lettera a un bambino mai nato e Niente e così sia e rimandi a Paul Valery. I video sullo sfondo sono eco di sogni e di incubi. Le vie sfavillanti di New York sono grottesco controcanto al filmato dell'11 settembre. Gli auguri di Marylin a John Kennedy rappresentano l'omaggio al potere che la protagonista ha sempre rifiutato. I pozzi petroliferi del Kuwait in fiamme, mentre si arrampica su una scala (vivere tutto dal di dentro, non conosce altra via) rimandano all'odio che divampa sempre allo stesso modo, con la stessa ferocia. La rabbia disperata contro il terrorismo islamico, che ricorda L'urlo di Munch, la schianta come se tutte le vittime si spegnessero in lei, la morte della madre è il lungo addio detto a se stessa, mentre su lei veglia l'amorosa Lucilla Mininno. Eppure, lontano da ogni retorica, c'è l'ostinazione del racconto, che sfugge alla “tirannia della realtà”: le parole scorrono come un fiume luminoso alle sue spalle. L'ultima immagine che si ha di lei è alla macchina da scrivere, poi solo poche battute di un dialogo con la voce fuori campo di Francois Pelou (Rachid Benhadj) Ciò che conta è attraversare il palcoscenico della vita e la morte è solo uno spreco.
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